Attacco austro-ungarico con gas asfissiante sul San Michele (29 Giugno 1916)

Il 29 giugno 1916 gli austriaci lanciano un massiccio attacco nei settori del San Michele e di San Martino del Carso.
L’offensiva prende il via tra le 5 e le 5.30 del mattino. Per la prima volta il nemico utilizza i gas tossici sul fronte italiano, un misto di cloro e fosgene che il Regio Esercito Italiano non è pronto a fronteggiare. La nube tossica investe in pieno il 9º e 10º Reggimento fanteria (Brigata “Regina”), il 19° e 20° (Brigata “Brescia”), il 29° e 30° (Brigata “Pisa”), e il 47° e il 48° (Brigata “Ferrara”), oltre a raggiungere alcuni Bersaglieri ed altri soldati di altri reparti nelle vicinanze, appartenenti all’XI Corpo d’armata. Circa 8.000 soldati italiani muoiono soffocati dai gas. Chi non trova la morte per asfissia resta agonizzante in trincea e viene colpito a morte (molti con colpi di mazze chiodate sul cranio) durante l’assalto successivo.

Tra i fanti del 30° Reggimento della Brigata “Pisa” c’è il Tenente Paolo Capasso. Durante l’attacco, mentre si verificava la crisi nel suo reparto, Capasso si presenta al comando del 29° Reggimento, schierato a fianco  del 30°, comunicando la grave situazione in atto e chiedendo immediati rinforzi per contrastare l’offensiva. Pur colpito dalle esalazioni dei gas Capasso si pone al comando dei pochi uomini ancora a disposizione e parte al contrattacco. Il fuoco nemico, unito alla letale nube tossica che ancora aleggia tra le trincee italiane e la “terra di nessuno” rende impossibile l’avanzata. Capasso torna indietro e chiede ulteriori rinforzi per poi ripartire all’attacco. Durante i furiosi combattimenti successivi, durante i quali gli italiani riescono ad arrestare l’avanzata austriaca ed a ristabilire la linea del fronte sulle medesime posizioni di partenza, Capasso cade eroicamente.

Il 23 Agosto 1916 il Re Vittorio Emanuele III gli conferirà “motu proprio” la Medaglia d’Oro al Valor Militare alla memoria con la seguente motivazione:

«Durante un improvviso attacco nemico con gas asfissianti, rimasto separato dal suo reggimento, ponevasi a disposizione del comandante di un reggimento vicino, e, sebbene già soffrisse dell’avvelenamento dei gas, alla testa di pochi uomini, si slanciava contro il nemico, arrestandolo ed incalzandolo, finché, morente, cadeva per non più rialzarsi, dando fulgido esempio di valore ed eroico sentimento del dovere.»
— Groviglio (Carso), 29 giugno 1916.

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