Il Martirio di Cesare Battisti (parte 9) – L’impiccagione del Martire trentino (12 Luglio 1916) (4 immagini)

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Gli ultimi istanti di Cesare Battisti (12 Luglio 1916).

È il momento. Il boia Lang sale la scaletta posta dietro alla forca e si sporge dalla sommità pronto a ghermire con il laccio la gola del condannato, posto con la schiena contro la tavola di legno piantata nel terreno. Mentre i due aiutanti gli afferrano le braccia per alzarlo all’altezza del capestro, Battisti, gli occhi fissi sulle montagne del suo Trentino illuminate dagli ultimi raggi di sole, grida con tutte le sue forze: “Viva Trento italiana! Viva l’Italia!”.

Parole che fendono come una frustata il silenzio di morte che aleggia sulla fossa della Cervara rigurgitante di ufficiali e soldati austriaci i quali, dopo un iniziale smarrimento, rispondono con fischi e ululati di scherno.

Ma il grido di libertà si ripete subito, vincendo ancora una volta il tumulto della folla: “Viva Trento italiana! Viva l’Italia!”, nello stesso istante in cui, preso nella strozza, Battisti aveva già chiuso gli occhi ma, sfuggendo alla presa del capestro, cadeva tra le braccia dei due aiutanti.

Non fu il laccio spezzato a causare l’incidente ma la crudeltà del boia Lang che, probabilmente, voleva vendicarsi di Battisti e di quanto da lui pronunciato sedici anni prima nel descriverlo alle prese con l’impiccagione di un altro condannato a morte, Grossrubarscher. Mentre l’ufficiale che comanda l’esecuzione balza verso il boia e, in preda a grande agitazione, grida chiedendo cosa sia successo e invitando a fare presto, i due aiutanti sollevano nuovamente Battisti verso il laccio che, questa volta, non sfugge ma viene assicurato alla forca.

La lenta agonia dell’impiccagione per strangolamento ha inizio.

Il boia, da sopra la forca, preme la nuca di Battisti mentre i suoi aiutanti si aggrappano alle spalle del condannato tirandolo verso il basso. Solo a strangolamento compiuto il carnefice dà il colpo di grazia, torcendo la testa di Battisti con un brusco gesto che lussa le vertebre cervicali.

Battisti tiene gli occhi aperti ancora qualche istante, poi, li chiude. Il suo cuore cessa di battere alle 19.14, dopo 8 minuti e mezzo di interminabile agonia.

Il supplizio è terminato. Il più nobile figlio di Trento ha incontrato il proprio destino assurgendo a martire dell’irredentismo italiano.

 

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