Il Martirio di Cesare Battisti (parte 6) – Cesare Battisti nel Cortile dei Leoni dopo l’emissione della sentenza di condanna a morte (12 Luglio 1916) (4 immagini)

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Cesare Battisti mentre, con sguardo fiero e portamento dignitoso, viene ricondotto in cella attraverso il Cortile dei Leoni del Castello del Buonconsiglio di Trento, dopo aver udito la sentenza di condanna a morte (12 Luglio 1916).

La mattina del 12 Luglio 1916, Cesare Battisti e Fabio Filzi vennero condotti dinnanzi al tribunale militare per essere interrogati e giudicati, sebbene la sentenza di condanna a morte fosse già stata emessa con il richiamo da Vienna del boia Lang e l’installazione di una seconda forca.

La corte marziale, iniziato il processo, procedette nella persona del dirigente del dibattimento (primotenente auditore dott. Karl Issleib), alla lettura dell’accusa e all’interrogatorio di Cesare Battisti il quale, rispondendo in italiano alle domande poste in tedesco, non rinnegherà nulla della sua attività irredentista ed interventista, con la seguente storica dichiarazione:

“Sostengo d’essere cittadino italiano perché sono stato nominato ufficiale nell’esercito italiano. […] Ammetto inoltre di avere svolto, sì anteriormente che posteriormente allo scoppio della guerra con l’Italia, in tutti i modi – a voce, in scritto, con stampati – la più intensa propaganda per la causa dell’Italia e per l’annessione a quest’ultima dei territori italiani dell’Austria; ammetto d’essermi arruolato come volontario dell’esercito italiano, d’esservi stato nominato sottotenente e tenente, di aver combattuto contro l’Austria e d’essere stato fatto prigioniero con le armi alla mano. […]
Rilevo che ho agito perseguendo il mio ideale politico che consisteva nell’indipendenza delle provincie italiane dell’Austria e nella loro unione al Regno d’Italia. […]”.

Dopo la coraggiosa e fiera dichiarazione di Battisti che, in risposta ad Issleib che gli mostrò alcuni articoli da lui redatti chiuse rispondendo “Quello che è scritto rimane. È inutile che Loro insistano con le Loro domande! Io dirò sempre: Viva L’Italia! Viva Trento italiana!”, fu il turno di Fabio Filzi.

Filzi, allo scoppio della guerra tra l’impero austro-ungarico e la Serbia, era entrato in servizio militare come cacciatore del I° Reggimento dei cacciatori imperiali tirolesi, assegnato alla 3/II compagnia di marcia. Il 15 novembre 1914 disertò in Italia dal luogo dove si trovava in licenza, deciso a contribuire alla causa interventista ed irredentista. All’entrata in guerra dell’Italia si arruolò come volontario nell’esercito italiano, tra le cui file venne nominato sottotenente.

Durante l’interrogatorio, anche Fabio Filzi, al pari di Battisti, ammise la propria fede irredentista e di aver propugnato in ogni modo e con mezzo il proprio ideale politico di liberazione delle provincie italiane dell’Austria e la loro annessione al Regno d’Italia. Al termine della deposizione, Filzi pronunciò le seguenti parole, non messe a verbale: Io dall’Austria non aspetto né grazie né pietà, so quello che m’attende. Fate di me quello che vi piace, io ho combattuto l’Austria nella piena convinzione di far opera santa e civile. Sono felicissimo di morire per la mia Patria italiana, ch’io amo sovra ogni cosa”.

Il dibattimento giunse al termine dopo tre ore. Alle 15 la corte marziale si ritirò in camera di consiglio per uscire alle 16.30. Cesare Battisti e Fabio Filzi vennero entrambi condannati alla pena di morte per capestro per alto tradimento. Dopo la lettura della sentenza, i due italiani vennero riaccompagnati in cella, in attesa dell’esecuzione, da eseguirsi immediatamente.

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