Medaglia commemorativa della distruzione dei Leoni di Traù da parte di (1933)

medaglia commemorativa anni 1930 con leone marciano e scrittà PRO DALMATICA FIDE
Medaglia in metallo argentato e smalti, realizzata nel 1933 per commemorare le azioni anti-italiane realizzate da elementi slavi a Traù e Veglia, culminate con la distruzione dei famosi Leoni di Traù.
Sul fronte presenta lo stemma della Dalmazia con le tre teste di leopardo coronate, in campo azzurro, circondato dalle parole “PRO DALMATICA FIDE”, parafrasi del motto “Pro italica fide” coniato dai volontari dalmati durante la prima guerra mondiale, sormontato dal leone di San Marco.

Nei primi giorni di dicembre del 1932 alcuni nazionalisti jugoslavi distrussero otto leoni di San Marco della città di Traù, retaggio delle antiche radici latine e venete della città. Fra questi vi era un celebre leone andante, bassorilievo di Nicolò Fiorentino e Andrea Alessi risalente al 1471, che campeggiava all’interno della Loggia Pubblica. Alcuni dei leoni mutilati sono ora esposti al museo cittadino o si trovano nell’ex convento di S. Domenico.

Il senatore Corrado Ricci , direttore generale delle antichità e delle belle arti, pronunciò un discorso misurato e severo a proposito dei fatti di Traù, al quale rispose Mussolini nel famoso discorso al Senato del Regno del 14 dicembre 1932:

“Signori senatori, la parola eloquente e commossa del senatore Corrado Ricci ha, io credo, interpretato il sentimento che vibra nei nostri cuori. Tutto quello che è accaduto a Traù, a Veglia e in varie località della Jugoslavia, deve essere considerato come il sintomo rivelatore di uno stato d’animo, che continua a manifestare, in vari modi, ma costantemente, la sua ostilità all’Italia.

A Traù sono stati distrutti i leoni della Serenissima, e il vandalismo ha provocato un moto di sdegno in tutti i Paesi civili. A Veglia sono state consumate violenze, anche mortali, contro Italiani; in altre molte località della Jugoslavia si sono verificate, in questi ultimi tempi, vessazioni deplorevoli contro italiani residenti in Jugoslavia o recantisi oltre i confini per attivare quei traffici con l’Italia, che costituiscono oggi una essenziale risorsa dello Stato vicino.

Tutto ciò non accade per impulso irresponsabile di individui o gruppi, ma risponde ad un piano preciso. Ove sono dunque da rintracciare i responsabili organizzatori di questi episodi, gli artefici di questa campagna? Confermo quanto ha detto il senatore Corrado Ricci: che gli intellettuali della Croazia hanno pubblicamente disapprovato le distruzioni di Traù. Anche durante la guerra gli elementi croati non toccarono mai i leoni di Venezia, né gli altri monumenti della eredità di Roma.

Durante quattro secoli la Dalmazia fu difesa, incivilita da Venezia, e quando, al declinare del XVIII secolo, la Serenissima ebbe esaurito il ciclo della sua magnifica storia, gli abitanti della Dalmazia custodirono, sotto gli altari maggiori delle loro Chiese, i gloriosi vessilli di San Marco.

Io voglio supporre che quanti sono in Jugoslavia, i quali hanno assimilato la civiltà dell’Occidente, la civiltà di Roma, debbano avere sofferto per la vandalica rabbia, come di fronte a una mortificazione dello spirito, come di fronte ad un delitto perpetrato contro i monumenti di quella civiltà romana e veneziana che il dalmata Tommasèo, in pagine immortali, esaltò.

Gli autentici responsabili sono da individuare in taluni elementi che guidano la classe politica dominante dello Stato vicino e per i quali la propaganda di odio e di calunnia contro l’Italia costituisce un tentativo per stabilire una qualsiasi coesione all’interno e per agitare un diversivo per l’estero.

Ma non meno gravi responsabilità ricadono sopra altri elementi, che chiamerò europei, i quali, veramente, sperano di turbare il nostro sangue freddo, collaudato ormai da molte e talora durissime prove, scatenando una clamorosa campagna di stampa, in cui il grottesco dell’ipotesi si associa perfettamente alla stupidità delle conclusioni. È di ieri la notizia pubblicata da un grande giornale straniero, il quale annunciava, ancora una volta, propositi di aggressione da parte dell’Italia contro la Jugoslavia e ne fissava anche la data.

Tutto questo risponde a torbidi obiettivi; tutto ciò è organizzato sotto la maschera, sotto quei falsi pacifismi, che ho sempre denunciato come i veri pericoli per la pace.

Gli episodi che hanno culminato nelle distruzioni di Traù e nella uccisione di Veglia, sono stati oggetto di proteste diplomatiche del nostro Ministro a Belgrado; ma, accanto alle proteste ufficiali, lo scatto dell’animosa gioventù fascista, l’emozione di tutto il popolo italiano e, infine, la parola che parte da questa alta Assemblea, hanno il loro profondo significato, sul quale è richiamata l’attenzione dell’Europa. I leoni di Traù sono stati distrutti; ma ecco che, distrutti, sono, come non mai, divenuti simbolo vivo e testimonianza certa. Solo uomini arretrati ed incolti possono illudersi che, demolendo le pietre, si cancelli la storia”.

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